Scoprendo Marchesia

Da’ una sensazione strana ambientare un romanzo fantasy sotto il cortile di casa propria.
Magari un poliziesco. Un romanzo storico. Ma un fantasy? Con i draghi?!
E invece sì. Di solito quando si deve creare un romanzo fantasy, si tende a inserire luoghi di pura fantasia, riprendendo da un contesto di tipo anglosassone. Questo perché molto fantasy ci arriva dall’estero, perciò ci viene istintivo pensare che qualsiasi storia fantastica debba svolgersi ben lontano da casa nostra.
Eppure, anche in Italia e nelle stesse Marche, si nascondono tanti angoli misteriosi, leggende ed eventi storici suggestivi… spunti perfetti per stimolare l’immaginazione.
Ecco quindi quali sono i luoghi e i miti che ci hanno ispirato nella stesura della trama di questo libro.

MappaMarchesia

Nella mitologia di Dershing, Marchesia è il cuore pulsante della nazione draconica, anticamente centro nevralgico dell’intera Federazione Unita di Oma (ove i draghi di tutte le nazioni del mondo si riunivano), poi reame dei Draghi Alti, dopo lo scioglimento del Consiglio e la svolta monarchica e feudale della loro società. Si consideri quindi Marchesia la regione che si estende dal pesarese all’ascolano, comprendendo anche parte dell’Abruzzo fino al Gran Sasso, che nella storia prende il nome di Monti di EagleRock (la zona è quella de L’Aquila).
Si noteranno alcuni chiari riferimenti ad altre città, quali Anicon (Ancona, capitale antica di Marchesia), Ascalon (Ascoli), Mashrat (Macerata) e la collina di Osiam (Osimo).

Ruam

Sull’altro versante degli Appennini troviamo il territorio che si estende dall’Umbria a Roma. Questa nazione dei draghi, un tempo dominata dalla famiglia del malvagio Drago di Sangue, ha subito una lunga tirannia ed è stata spesso in conflitto con Marchesia a causa delle mire espansionistiche di Lord Zarkon prima e della Congrega dei Puri poi, per cadere infine nelle mani di Neebia che ne ha fatto il suo impero personale.

L’Ultima Guardiana

01.pngLa storia si svolge nella regione costiera ai piedi del Monte Conero formata da Sirolo, Numana e Porto Recanati, che diventano tutte assieme la città umana di Syrol; allo stesso tempo Loreto, che guarda la costa dalla sua collina, si trasfigura in Nemerald, una maestosa città di smeraldo edificata dai draghi e contraddistinta appunto dall’importante tempio dei Sacri Cieli di Loreth, che possiamo identificare col Santuario della Madonna di Loreto. Ciò ne fa non solo un importante centro politico ma anche spirituale per la nazione draconica.
Nemerald è dominata dalla casata reale secondaria dei Draghi Alti; è la dimora del principe Nightlock, i suoi genitori e sovrani sono re Darkwing e la regina Shimmermoon, sorella della regina Dewdrop che regna sulla capitale Amaranth assieme a sire Ironblood. Anche se nel romanzo Shimmermoon non compare ed è solo citata ne L’Ultimo Re, possiamo supporre che abbia un ruolo clericale come devota celeste, poiché presiede su un tempio di capitale importanza per i draghi e la sua stessa affinità è predire i movimenti stellari.
Da notare inoltre il riferimento alle Due Sorelle, di cui scopriremo la vera origine ne L’Ultima Speranza.

L’Ultima Vetta

Probabilmente tra tutte la più fortemente legata al territorio marchigiano, L’Ultima Vetta è un vero e proprio viaggio attraverso i Monti Sibillini e le leggende che li circondano.
Scresah parte per la sua straordinaria avventura da un campo nomadi nascosto tra i boschi, che possiamo collocare da qualche parte tra i comuni che punteggiano il corso del fiume Tenna, più o meno tra Servigliano e Smerillo. Da qui fa tappa all’Abbazia di Monte Caglio (il nostro equivalente di Montemonaco) per poi salire fino al Lago di Payle (cioè il Lago di Pilato) e al Monte Vettore, dove è nascosta la dimora del mago Merrick. Questo percorso esiste veramente ed è possibile ripercorrerlo tappa per tappa partendo da Foce di Montemonaco, ad iniziare dal faggeto che sorge dopo il Piano della Gardosa. Perfino i formaggi offerti al protagonista da padre Cassel – che per sua sfortuna, non ne è un grande estimatore – sono tutte tipicità marchigiane.
Le leggende che circondano il Lago di Pilato non si contano. Anticamente era chiamato anche Lago della Sibilla (“Lacum Sibillae”), dal mito della maga Sibilla che vivrebbe in questa zona. Il nome attuale deriva dalla credenza che vi sia finito dentro il corpo di Ponzio Pilato, condannato a morte dall’Imperatore Tiberio per aver crocifisso Gesù; quest’aura mistica ne ha fatto, a partire dal XIII secolo, luogo di ritrovo per negromanti e stregoni che vi si recavano per consacrare i loro grimori, al punto che le autorità religiose del tempo ne proibirono l’accesso e posero una forca come monito per i viandanti all’inizio della valle. I numerosi avvertimenti con cui la fata Sibilla bersaglia Scresah sono appunto una contestualizzazione di questa oscura fama, che nel racconto è frutto della presenza di Merrick e della stessa Sibilla. Anche l’idea del grimorio di Quintus che fa da guida a Scresah è legata ai pellegrinaggi degli stregoni verso il lago.02.png
Reinventare Sibilla è stata sicuramente una delle sfide che ci ha divertito di più. Si tratta di un personaggio molto celebre in letteratura, di cui girano mille e più versioni. Per cercare l’ispirazione giusta abbiamo preferito attingere direttamente alla leggenda originale, secondo la quale Sibilla era una maga e le fate erano le sue ancelle. Si trattava di giovani sorelle avvenenti dai piedi caprini, che indossavano gonne lunghe e amavano fare scherzi ai viandanti intrecciando i crini dei loro animali. Le fate erano anche curiose e indisciplinate: era loro costume uscire nelle notti di plenilunio e rubare dei cavalli per scendere in paese a ballare alle feste dei contadini e a sedurre gli uomini, che a volte le seguivano ammaliati dalla loro bellezza andando incontro all’ira della maga, la quale li tramutava in roccia.
Ne L’Ultima Vetta non mancano tanti piccoli riferimenti a questi aspetti del mito. Le innumerevoli “Sibille” create da Merrick nel corso degli anni, tutte “sorelle”; così come il suo cimitero pieno di statue e le ossa seppellite fanno pensare un po’ alla maga Sibilla che tramutava in pietra gli intrusi. Anche l’arrivo di Sibilla al villaggio dei muscu è ispirato al fatto che le fate amassero scendere tra la gente, per poi sparire al sorgere del sole… non senza aver lasciato qualche trecciolina a testimonianza del loro passaggio, sebbene la loro resti una presenza invisibile, magica.
C’è, infine, nei simboli alchemici disseminati lungo il percorso e in particolare a quello che Scresah trova sulla roccia di fronte alla capanna di Merrick, un riferimento alla “Gran Pietra”, una pietra scura custodita nel Museo della Grotta della Sibilla presso Montemonaco che reca incisi dei simboli misteriosi. La pietra è stata rivenuta originariamente proprio nei pressi del lago, e la leggenda vuole che segni l’ingresso del lago Averno da cui si entra negli inferi. Nel racconto, infatti, segna l’ingresso della dimora di Merrick, che per il protagonista è un luogo mistico e pericoloso.

L’Ultima Speranza

Cercando dei luoghi adatti in cui ambientare questa storia, ci ha incuriosito molto scoprire che le Marche ospitano grotte e sotterranei tra i più misteriosi d’Italia.03
Camerano e Osimo accolgono chilometri e chilometri di cunicoli scavati nell’arenaria, vere e proprie città sotterranee le cui origini si fanno risalire addirittura agli antichi piceni. Le gallerie sono state usate in vari modi nel corso della storia, come rifugi nell’antichità, come acquedotti in epoca romana, poi anche come luoghi di culto e ancora come rifugi durante la seconda guerra mondiale. Parti di questi complessi sotterranei sono usati ancora oggi, come dispense o magazzini, solo in minima parte aperti al pubblico… e ne rimangono vaste sezioni del tutto inesplorate! Viene da domandarsi cosa potrebbe esserci lì sotto…
Il sito in cui viene costruito il grande laboratorio dei draghi trae appunto ispirazione in parte da queste reti di cunicoli, in parte dalle celebri Grotte di Frasassi, a cui ci siamo ispirati visivamente per le caverne più profonde scoperte da Neebia e Terrant sotto le gallerie vicine alla superficie; caverne che poi, nel finale, vengono spostate proprio nella posizione odierna.
Il Buco del Diavolo di Camerano non è stato inserito in questa storia, tuttavia l’idea è stata liberamente ripresa ne L’Ultima Vetta col lungo scivolo che permette a Scresah e a Sibilla di giungere rapidamente a fondovalle.
Sulla cartina identifichiamo Osimo nella collina di Osiam, tuttavia come posizione preferiamo immaginarla un po’ più vicina al mare di quanto sia realmente, sovrapponendola alla vicina Castelfidardo.
Da segnalare anche il riferimento, non esplicito, ma palese per chi conosce la zona, alla piana di Montorso, scelta come luogo di sepoltura per i draghi rimasti uccisi nell’attentato al laboratorio. L’episodio è ispirato agli incontri che di tanto in tanto si tengono qui tra il Papa e i fedeli, durante i quali la piana si riempie di una folla oceanica.
Per finire, possiamo tranquillamente identificare il sobborgo dove vive Terrant con la campagna recanatese.

L’Ultimo Re

La cornice scelta per la battaglia finale tra gli eserciti dei Draghi Alti e la Congrega dei Puri è la Piana di Castelluccio, che con la sua spettacolare fioritura estiva offre uno scenario epico e ricco di poesia.
La battaglia stessa è ispirata a quella, storica, tra gli eserciti di Norcia e Visso che qui combatterono nel 1522.
Situata proprio al confine tra Umbria e Marche, la Piana offriva un palcoscenico perfetto, proprio per la sua conformazione pianeggiante e la presenza di Castelluccio di Norcia che domina la valle dalla cima della collina sul Piano Grande… il luogo ideale su cui collocare Amaranth, la capitale dei draghi.
I Draghi Antichi calano quindi sulla città dal versante perugino, mentre la guarnigione di Ironblood proveniente da Ascalon (Ascoli), a est, viene attaccata da qualche parte sulla via delle tre valli umbre, al confine tra Umbria, Marche e Lazio, proprio a sud del Monte Vettore. Da qui Ironblood e i ribelli si ricongiungono poi al resto dell’esercito di Amaranth.
Nel finale viene citato anche un lago in cui ancora si rifletterebbe la città scomparsa; si tratta proprio del Laghetto che sorge in questa valle, esattamente al confine tra Umbria e Marche.
Anche Neebia ha installato la sua dimora nelle vicinanze. La cittadella di Umbra, che possiamo identificare come posizione nel comune di Montereale, è però visivamente ispirata a Craco, una nota città fantasma che sorge in Basilicata. A giudicare dalla collocazione possiamo quindi immaginare che la caverna di Dendalia sia nascosta da qualche parte tra i monti del Gran Sasso.
L’Uovo di Sarnaan è anch’esso ispirato a un artefatto realmente esistente chiamato L’Uovo dei Celti, che si trova proprio a Sarnano, nel maceratese. Si tratta di un contenitore di forma ovoidale con una vasca sulla sommità di cui non si conoscono con certezza provenienza e utilizzo; si ritiene tuttavia che sia opera dei popoli celti che hanno abitato per molto tempo nel territorio italiano, e che fosse usato come una sorta di osservatorio astronomico in alcuni rituali legati alle stelle. Nella nostra interpretazione è un artefatto draconico che consente di estendere la vista e, in determinate condizioni, di intravedere il futuro.

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